Attiva-Mente

Da: Mauro - Categoria: Motivazione Rss feed , Salute Rss feed

Muoverci ci fa stare bene – “che novità!” direte – eppure c’è voluta

una situazione surreale come quella dei mesi scorsi per far sì che molte persone ne prendessero coscienza.

DRACONES runner home gym allenarsi casa, ASCENDO blog

Ed ecco impazzare “orde” di runners del primo ed ultimo momento, infinite liste d’attesa per un bilanciere o un manubrio da qualche kg, ma… ne abbiamo veramente bisogno?

 

Ehi aspetta, non chiudere la scheda! Non avrai pensato seriamente che mettessi in dubbio l’importanza di mantenersi attivi, la mia era ovviamente una provocazione: siamo proprio sicuri che tutti i runners di marzo-aprile abbiano proseguito la corsa anche sotto l’ombrellone? (non me ne vogliano i runners, sono solo un comodo esempio) E ancora i “bodybuilder da garage” avranno mantenuto la costanza oppure i dischi in ghisa saranno già in un angolo a prendere polvere e ruggine?

 

La questione del tempo

Come recita un proverbio latino: non è che non abbiamo tempo, la verità è che ne perdiamo parecchio, il problema di molti di noi è tutta una questione di organizzazione del tempo.

Nella prima fase del lockdown, dopo i primi momenti di disorientamento, ognuno di noi si è reso conto di aver molto (per molti, rimasti senza lavoro, ahimè troppo) tempo libero e quindi ha impiegato questo surplus a proprio piacimento: chi a cucinare, leggere, guardare film e serie tv, e – perché no – dedicarsi all’attività fisica. In quei mesi di clausura forzata ho visto amici e conoscenti seguire “fitness challenges” su YouTube, Instagram, ecc., gli stessi che mai avrei pensato di vedere in palestra, seguire un corso di yoga oppure a correre. Non tutti i mali vengono per nuocere, verrebbe da commentare. Peccato che poi – in tempi più o meno brevi – le aziende, la scuola ed il mondo del lavoro si sono adeguati alla situazione anomala

DRACONES smartwork DAD skype zoom, ASCENDO blog

organizzandosi con lo smartworking (+770% rispetto allo scorso anno!)(1), la DAD e sono incominciate le infinite riunioni su Skype, Zoom, Teams, ecc. Lavorare e studiare da casa ha portato sicuramente molti vantaggi e comodità, ma uno degli svantaggi meno evidenti si cela proprio tra le comodità: la mancanza di un confine, una separazione netta tra ciò che è lavoro (o studio) e ciò che è tempo libero.

 

Organizzare al meglio il proprio tempo

In questi mesi due sono i principali scenari che si sono delineati nelle vite di tutti noi:

 

Scenario 1 – “lo stacanovista”

A quanti di voi è capitato di lavorare fino a sera tarda, magari comodamente seduti sul divano di casa? Spesso per effettive urgenze o scadenze improrogabili da rispettare, altre volte soltanto per “concludere il lavoro” e trovarsi in ordine l’indomani. Il fatto di trovarsi già in casa propria con le relative comodità può portarci a ridurre le pause per essere più produttivi o a lavorare più del dovuto per “portarsi avanti” con il lavoro, oppure ancora per rimetterci in pari con il lavoro accumulato nei mesi precedenti.

 

Scenario 2 – “il procrastinatore”

C’è chi, al contrario, si è pian piano adagiato nelle comodità di casa per approfittare della

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nuova flessibilità e godere del maggior tempo da sfruttare in famiglia. O ancora, includo “incolpevolmente” in questa categoria i genitori che, pur dovendo lavorare, si sono trovati i figli a casa a cui badare e con l’impegno delle lezioni online. La produttività in alcuni di questi casi si è necessariamente ridotta.

 

Anche se apparentemente distanti, le due situazioni descritte rappresentano due facce della stessa medaglia: in entrambi i casi si è persa l’omeostasi (dal greco òmoios, "simile" e stasis "posizione"), la condizione di equilibrio tra gli impegni (lavoro, studio, etc.) ed il tempo libero da dedicare ai propri interessi e, perché no, a rilassarsi.

 

In un recente studio(2) che valutava l’impatto psicologico della pandemia e delle misure di lockdown messe in atto nel nostro paese tra marzo ed aprile, basato su questionari online, si è notato un incremento degli outcome (potremmo definirli “indicatori”) negativi in termini di salute mentale (depressione, ansia, insonnia, stress, ecc.). Gli stessi sono stati messi in relazione ad eventi e situazioni di vita stressanti: ad esclusione dei traumi legati direttamente alla malattia (in prima persona o situazioni che hanno coinvolto familiari e amici) il fattore che più spesso si correlava a questi sintomi è proprio il lavoro.

 

Attività fisica e salute psicofisica

Non è di certo una novità lo stretto legame che unisce l’attività fisica e la salute, un binomio intuito fin dagli antichi greci e romani, anche se le evidenze scientifiche a conferma sono molto più recenti. Negli ultimi 10-15 anni si è cominciato a prestare più attenzione ai vari parametri della fitness – potremmo tradurlo come “stato di forma fisica” – anche in termini clinici. È ormai noto che il livello di massimo consumo di ossigeno ( max) – che qui per semplicità possiamo chiamare “resistenza” – ben si correla con mortalità e l’insorgenza di varie altre patologie cardio-metaboliche (ipertensione, diabete, ecc.).(3)

 
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Ovviamente un buon livello di “resistenza” da solo non basta per sperare in un invecchiamento “sano” (il cosiddetto healthy ageing), una componente troppo spesso dimenticata o guardata con sospetto è quella della forza. Se pensiamo alla vita di tutti i giorni è lampante come una buona dose di forza – soprattutto negli arti inferiori – sia fondamentale per mantenere un buon grado di autonomia e una buona qualità di vita con il passare degli anni (es: portare la spesa, fare le scale, sedersi ed alzarsi in autonomia).

 

Fortunatamente, negli ultimi anni sta scemando lo “stigma” verso l’allenamento della forza che viene quindi sempre più proposto anche agli anziani (mi raccomando, con una programmazione adeguata!). Anche in questo caso, molti sono gli studi a supporto,(4) anche e soprattutto in funzione della fisiologica tendenza a perdere massa muscolare con l’età e della difficoltà nello stimolare la sua crescita, dovuta a fattori ormonali.(5)

Parentesi a parte andrebbe fatta per lo sport agonistico (magari ce ne occuperemo con un articolo dedicato), che non sempre porta con sé soltanto benefici per la nostra salute.

 

Un altro tema collegato all’attività fisica, ma che spesso viene ignorato, è quello della salute mentale. “Mens sana in corpore sano”: ecco un’altra massima azzeccata. Molti sono gli studi che hanno confermato questa positiva relazione tra la pratica regolare di attività fisica ed il benessere mentale, altri hanno anche dimostrato che programmi di attività fisica aiutano a ridurre i sintomi di diversi disturbi e patologie psichiatriche, tra cui ansia e stress.(6) Questo tema è tutt'altro che secondario in questo periodo, in cui come abbiamo già visto, tra limitazioni da lockdown e ansia da contagio anche le menti più forti e “tranquille” tendono a vacillare.

 

Attività fisica e prevenzione

Da ormai una decina d’anni l’American College of Sports Medicine (ACSM) – tra le più autorevoli organizzazioni che si occupano di medicina dello sport e scienza dell’esercizio – ha lanciato l’iniziativa Exercise Is Medicine® (EIM)(7) per promuovere l’introduzione ed il monitoraggio dell’attività fisica all'interno di contesti clinici come strumento di prevenzione e cura all'interno di piani di trattamenti per le diverse patologie. Sono ormai numerose le evidenze che sottolineano il ruolo centrale dell’attività fisica come strumento di prevenzione primaria, secondaria e terziaria.(8)

 

Facendo un minimo di chiarezza, per prevenzione primaria si intendono tutte quelle azioni

volte ad evitare l’insorgere di malattie e condizioni patologiche in genere, quindi rivolte a persone sane – o presunte tali.

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La prevenzione secondaria ha come obiettivo quello della diagnosi precoce e di limitare che la condizione patologica si aggravi.

 

La prevenzione terziaria, infine, mira a limitare l’insorgere di sintomi e disturbi secondari collegati alla malattia (pensiamo ad esempio al diabete o l’ipertensione in una persona sovrappeso oppure obesa) oppure a ridurne gli effetti sulla qualità di vita, in caso siano già presenti.

 
 
 

“Ritorno al futuro” o anche “non tutti i mali vengono per nuocere”

L’anno che sta per finire sarà ricordato come la fine di un’epoca, non tanto in termini politici o economici (anche, ahimè), ma soprattutto dal punto di vista culturale: non possiamo pensare che tutto tornerà come prima in breve tempo. Forse non ritorneremo più alla “vecchia normalità” pre-COVID-19, e forse è meglio così. Vediamo quali potrebbero essere i vantaggi di questa “nuova era”.

 

Secondo il recente rapporto Coop 2020 (1) gli italiani – in controtendenza rispetto agli scorsi anni – hanno ripreso a cucinare a casa e spesso lo fanno utilizzando prodotti sostenibili, lo smartworking – almeno per alcune categorie – si sta ormai consolidando ed espandendo a macchia d’olio come modalità lavorativa (anche per i vantaggi in termini di costi per le aziende ovviamente) e sarà sempre più parte della vita degli italiani.

 

Il lockdown ed il conseguente spostamento “online” che ne è conseguito, ha (speriamo) finalmente dato l’accelerazione al processo di digitalizzazione del nostro paese (tuttora fanalino di coda a livello europeo)(9).

 
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La digitalizzazione forzata è riuscita a fare ciò che anni di riforme scolastiche non sono riuscite mai a fare: introdurre modalità virtuali e/o miste in scuole ed università (pur con gli enormi limiti del caso – a livello infrastrutturale ed anche umano).

 

Ci siamo ritrovati con molto più tempo libero e da passare con la propria famiglia, nel momento in cui si tornerà alla “nuova normalità” starà a noi decidere come impiegarlo al meglio. Nel frattempo, cerchiamo di impostare delle routine virtuose che aiutino il nostro benessere psicofisico, ma soprattutto impegniamoci a mantenerle!

 

Mauro Nardon

Bibliografia

1. Rapporto Coop 2020-Economia, consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani [Internet]. Ufficio Studi Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori). 2020 [cited 2020 Nov 30]. Available from: https://www.italiani.coop/rapporto-coop-2020-anteprima-digitale/

2. Rossi R, Socci V, Talevi D, Mensi S, Niolu C, Pacitti F, et al. COVID-19 Pandemic and Lockdown Measures Impact on Mental Health Among the General Population in Italy. Front Psychiatry [Internet]. 2020;11:790. Available from: https://www.frontiersin.org/article/10.3389/fpsyt.2020.00790

3. Ross R, Blair SN, Arena R, Church TS, Després JP, Franklin BA, et al. Importance of Assessing Cardiorespiratory Fitness in Clinical Practice: A Case for Fitness as a Clinical Vital Sign: A Scientific Statement from the American Heart Association. Vol. 134, Circulation. 2016. 653–699 p.

4. Li R, Xia J, Zhang XI, Gathirua-Mwangi WG, Guo J, Li Y, et al. Associations of Muscle Mass and Strength with All-Cause Mortality among US Older Adults. Med Sci Sports Exerc [Internet]. 2018 Mar;50(3):458–67. Available from: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28991040

5. McLeod M, Breen L, Hamilton DL, Philp A. Live strong and prosper: the importance of skeletal muscle strength for healthy ageing. Biogerontology [Internet]. 2016/01/20. 2016 Jun;17(3):497–510. Available from: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26791164

6. Biddle SJH, Asare M. Physical activity and mental health in children and adolescents: A review of reviews. Br J Sports Med. 2011;45(11):886–95.

7. American College of Sports Medicine. Exercise is Medicine [Internet]. 2007. Available from: https://www.exerciseismedicine.org/

8. Lavie CJ, Ozemek C, Kachur S. Promoting physical activity in primary and secondary prevention. Eur Heart J [Internet]. 2019 Nov 14;40(43):3556–8. Available from: https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehz697

9. Digital Economy and Society Index (DESI) 2020 [Internet]. 2020. Available from: https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/news/digital-economy-and-society-index-desi-2020

 

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